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Storia della Smorfia napoletana: da dove viene e perché è ancora viva

Aggiornato il 28 settembre 2026 3 min di lettura

A Napoli un sogno si racconta, e spesso diventa un numero: il gatto è il 3, la paura il 90, il morto che parla il 48. La Smorfia è il dizionario popolare che lega sogni, persone e fatti della vita ai 90 numeri, e accompagna da secoli le chiacchiere di casa, la tombola di Natale e perfino il teatro. Ecco da dove viene, cosa c'è di storia e cosa di leggenda, e perché è ancora così viva.

In breve
  • Il nome viene fatto risalire, secondo la spiegazione più diffusa, a Morfeo, il dio greco dei sogni.
  • La Smorfia è legata ai 90 numeri del Lotto, arrivato a Napoli alla fine del Seicento; la tombola napoletana nasce, secondo il racconto più noto, nel 1734.
  • Oggi è soprattutto un patrimonio culturale: nessun numero, sognato o no, ha più probabilità di uscire.

Perché si chiama Smorfia

La spiegazione più diffusa lega il nome a Morfeo, il dio dei sogni della mitologia greca: la Smorfia sarebbe, in pratica, il modo napoletano di «tradurre» un sogno in un numero. Non esistono documenti che lo provino con certezza, ed è normale per una tradizione nata e cresciuta a voce, tra la gente, prima che nei libri.

Alcuni studiosi e appassionati collegano la Smorfia anche a tradizioni più antiche che danno un valore ai numeri, come la cabala ebraica, dove ogni lettera ha un valore numerico. È un'ipotesi suggestiva, ma resta un'ipotesi: la Smorfia che conosciamo è una creazione profondamente napoletana.

Il Lotto a Napoli e i 90 numeri

Il gioco del Lotto nasce a Genova nel Cinquecento e arriva a Napoli nel 1682. Da allora la città lo ha fatto così suo da diventarne quasi il simbolo. I rapporti con la Chiesa furono difficili fin dall'inizio: il Lotto fu criticato come immorale e più volte vietato o limitato, per poi tornare sempre.

La Smorfia usa gli stessi 90 numeri: a ciascuno corrisponde una «voce», da l'1, l'Italia, fino al 90, la paura. Chi racconta un sogno cerca la voce che gli somiglia di più, e così una notte diventa un numero da raccontare.

La tombola: nata da un divieto, nel 1734

Il racconto più noto sulla nascita della tombola risale al 1734, il primo anno del regno di Carlo di Borbone. Il re voleva rendere legale il Lotto, che si praticava di nascosto, perché lo Stato ne ricavasse un'entrata. Si oppose padre Gregorio Maria Rocco, un frate domenicano molto amato dal popolo, che lo considerava un passatempo immorale. Si arrivò a un compromesso: niente Lotto durante le feste di Natale.

I napoletani, si racconta, non si arresero: misero i 90 numeri in un cestino di vimini, il «panariello», li disegnarono su cartelle di carta e trasformarono il Lotto in un gioco di famiglia. Da allora la tombola è il gioco di Natale per eccellenza, e chi estrae i numeri li «chiama» con le voci della Smorfia: 'a paura, 'o muorto che parla, 'a figliata.

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I sogni, i defunti e il teatro di Eduardo

Nella tradizione napoletana i sogni hanno un posto speciale, e ancora di più i sogni in cui compaiono i propri cari scomparsi: secondo una credenza popolare, chi non c'è più può portare dei numeri in sogno. Non è un caso che la Smorfia dedichi voci proprie al morto (47) e al morto che parla (48).

Eduardo De Filippo ne ha fatto una commedia: in Non ti pago (1940) un defunto appare in sogno e dà i numeri vincenti, ma forse alla persona sbagliata, e la vincita diventa una lite di famiglia. È la prova di quanto la Smorfia sia entrata nella cultura, fino al palcoscenico. Più tardi anche il trio comico di Massimo Troisi, Lello Arena ed Enzo Decaro prenderà il nome «La Smorfia». Per sapere cosa dice invece la psicologia di questi sogni, c'è la guida su sognare i defunti.

La Smorfia oggi: tradizione, non pronostico

Oggi la Smorfia vive nelle famiglie, nella tombola di Natale, nei modi di dire e nella curiosità di chi, al mattino, si chiede «che numero è?». Va vissuta per quello che è: un patrimonio culturale, un modo affettuoso e ironico di raccontare la vita. Ogni estrazione è casuale e nessun numero, sognato o no, ha più probabilità di uscire.

Nel nostro sito la trovi così: la tabella dei 90 numeri, con una pagina per ogni numero, e le schede del dizionario dei sogni, che indicano il numero della Smorfia solo quando il simbolo ha una voce nella tradizione. Come lavoriamo è spiegato in Metodo e fonti.

Domande frequenti

Secondo la spiegazione più diffusa il nome viene da Morfeo, il dio greco dei sogni: la Smorfia è il modo napoletano di dare un numero ai sogni.
Non c'è una data precisa: è una tradizione orale, legata ai 90 numeri del Lotto, che a Napoli arriva nel 1682. Da allora sogni, persone e fatti della vita hanno la loro voce tra i 90 numeri.
Secondo il racconto più noto nel 1734, quando il Lotto fu vietato durante le feste di Natale: i napoletani misero i 90 numeri in un cestino e ne fecero un gioco di famiglia.
No. Ogni estrazione è casuale e nessun numero, sognato o no, ha più probabilità di uscire. La Smorfia va vissuta come tradizione e patrimonio culturale.

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